IPlaya, La Nuova Estate Dei Lidi 4.0

Chi si appresta a frequentare i lidi assolati del nostro paese in questo caldo agosto, se fortunato, avrà la possibilità di vivere un’esperienza senza precedenti grazie all’Internet of things. iPlaya è l’app multipiattaforma che apre ufficialmente un nuovo canale di comunicazione tra utenti e strutture balneari. L’applicazione, sviluppata e brevettata (nel 2016) da iInformatica Srls, consente ai clienti di riservare comodamente dal proprio smartphone l’ombrellone tra quelli disponibili per la data selezionata, di usufruire del servizio barman on demand e di avere sempre a propria disposizione un assistente virtuale. Attraverso il calendario digitale, i gestori, possono tener traccia delle prenotazioni registrate e delle disponibilità residue, gestire i clienti e gli abbonamenti, verificare i pagamenti e monitorare il flusso in tempo reale. Un vero e proprio servizio premium che gli utenti potranno utilizzare scaricando iPlaya gratuitamente da Apple Store e Google Play. Completamente personalizzabile sulle esigenze dei responsabili delle strutture balneari, l’applicazione è inoltre la soluzione per la compliance GDPR del lido, il regolamento generale sulla protezione dei dati a cui i gestori dovranno adeguarsi dal 25 maggio. “Nella Regione Sicilia, dove è già attiva iPlaya abbiamo avuto un successo notevole, in termini di appeal per gli utenti e di management per i gestori – nota Vito Santarcangelo, ingegnere materano, fondatore di iInformatica – un processo di trasformazione in lido 4.0 che ci auguriamo di vedere presto per tutte le strutture italiane”. L’applicazione è completamente gratuita per l’anno 2018, e rappresenta un rivoluzionario strumento a costo zero per gli stabilimenti italiani.

 

Download app: http://app.iplaya.cloud

(articolo pubblicato su prlog.org)

L’estate Italiana Alla Scoperta Dei Funghi

L’estate è tempo di mare ma anche di montagna. La Basilicata è il luogo ideale per trascorrere qualche giorno in altura e approfittare della natura per scoprire le numerose varietà di funghi che la abitano.

Accrescere la cultura della micologia è la sfida lanciata da iMico, app serious game della PMI lucana iInformatica.

Il nome deriva dall’unione dei due concetti chiave che stanno alla base dell’applicazione, l’informatica e la micologia.

iMico è destinata ad un pubblico molto ampio ma, come tutti i serious game, oltre ad intrattenere contiene importanti elementi educativi.

Grazie ad iMico, infatti, anche i piccoli giocatori possono scoprire i fondamenti della Micologia. La sezione “Impara” raccoglie le caratteristiche principali di ogni fungo presente nell’archivio, del quale sarà possibile consultare una scheda informativa (nome, famiglia, tipologia) e un disegno fedele all’originale. Tutti i disegni sono stati realizzati con tecniche digitali dall’artista palermitano Gioele Gargano. Inoltre, per mettere alla prova le proprie abilità sulla materia, la sezione “Gioca” è ricca di quiz e memory. Tuttavia, oltre ad essere un esperimento didattico, iMico è soprattutto un esperimento scientifico di ricerca e sviluppo. Una sezione sperimentale, infatti, integra il mondo del Deep Learning alla micologia, consentendo all’utente di individuare la famiglia di apparenza di un fungo, con relativa probabilità di correttezza, semplicemente scattandogli una foto.

L’app è stata presentata al comune di Stigliano con la partecipazione dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Matera e durante il corso di educazione e formazione micologica regionale organizzato dall’Endas Basilicata. Oltre a rivoluzionare il mondo della micologia, iMico ospita una community dove appassionati ed esperti possono condividere le proprie esperienze e contribuire alla crescita del progetto lucano.

L’applicazione, che non intende sostituire il parere degli esperti, rappresenta a tutti gli effetti un esperimento didattico che contribuirà a far esplorare le meravigliose montagne della Basilicata, come il massiccio del Pollino.

 

DOWNLOAD App iMico : http://app.imico.cloud

(articolo pubblicato su prlog.org)

GDPR

Dal 25 maggio entra in Vigore il nuovo regolamento sulla Protezione dei dati (UE 2016/679) noto come GDPR (General Data Protection Regulation). Nell’ultimo periodo si sta riscontrando un notevole fattore disinformativo, che inquieta le realtà del nostro paese senza fornire informazioni valide e coerenti con quanto richiesto dalla norma. Il GDPR si applica a tutti i soggetti giuridici (imprese, associazioni, professionisti, enti) che utilizzano dati personali dei cittadini europei.

 

Per comprendere quanto tutti i soggetti giuridici siano fautori di un trattamento di dati personali basti pensare come esempi all’acquisizione di dati mediante form online, alla produzione della busta paga, all’acquisizione dei dati per un contratto di servizio, all’installazione di un sistema di videosorveglianza, all’utilizzo di lettore di badge e alla erogazione di un accesso wifi hotspot ai propri clienti. In caso di inosservanza delle regole si rischiano pesanti sanzioni amministrative (fino a 20 milioni di euro, o alternativamente, sino al 4% del fatturato mondiale).

 

Il GDPR non è un software, non è un hardware e non è una normativa relativa ai sistemi informatici. Il GDPR è una normativa di natura organizzativa e di processo sulla Protezione dei dati. Per essere conformi alla normativa è quindi necessario attuare processi organizzativi, documentali e operativi che siano personalizzati sul singolo trattamento dati effettuato. Il trattamento dati espletato mediante strumenti di natura informatica (server, computer, device mobile) richiede di valutare ed adeguare gli stessi. La norma richiede quindi di definire un’organizzazione sulla gestione del trattamento dati, definire il titolare, il responsabile e gli incaricati al trattamento. La nomina del DPO (Data Protection Officer) è obbligatoria solo per autorità e organismi pubblici e per soggetti che effettuano come attività principale trattamenti dati quali “monitoraggio regolare e sistematico su larga scala” (es. grandi centri di elaborazione di buste paga, imprese di sorveglianza, supermercati con tessera fedeltà) e trattamenti “su larga scala di dati particolari o giudiziari” (es. istituti medici, laboratori di analisi). La norma richiede quindi una definizione organizzativa del One Stop Shop del trattamento con relative nomine, e policy relative ai singoli trattamenti effettuati (con relativi DPIA).

 

In funzione delle dimensioni aziendali e del tipo di trattamento effettuato è possibile decidere se implementare il registro del trattamento. Non opzionale è invece il registro del Data Breach (registro delle violazioni) che richiede quindi una crescita culturale e formativa degli attori del GDPR sulla sicurezza delle informazioni. Per tale motivo è importante minimizzare il rischio delle infrastrutture IT (mediante attività di Audit specialistico finalizzate al Vulnerability Assestment che coinvolge organizzazione e adeguamento degli Asset informatici aziendali, Disaster Recovery Plan e Penetration Testing).

 

Tale panoramica mostra come per l’adeguamento GDPR non sia sufficiente produrre documenti preconfezionati (i trattamenti variano da azienda in azienda), o acquistare un software o un hardware; è, invece, necessario un percorso formativo e di awareness (guidato dai principi della privacy by design e by default) degli attori aziendali al fine di strutturare l’organizzazione in conformità con il regolamento, per una crescita e un miglioramento qualitativo della propria realtà.

 

La nostra società è specializzata nei servizi di consulenza avanzata e di adeguamento aziendale relativo alla normativa GDPR.

App Ibride O App Native: La Risposta Alla Domanda Del Secolo

Chi si aspetta di sentire che c’è una sola, vera, chiara e definitiva risposta alla domanda che interroga migliaia di sviluppatori in tutto il mondo, resterà deluso. Quello che si può fare, tuttavia, è affrontare i pro e i contro di entrambi i lati dell’emisfero delle applicazioni. Molto è cambiato, negli ultimi anni, sullo sviluppo delle applicazioni mobili e questi cambiamenti sono destinati a durare nel prossimo decennio, ad un ritmo ancor più rapido.

 

App native
Le applicazioni native, sfruttano appieno le funzionalità e l’hardware del dispositivo che le ospita ed hanno significativi vantaggi prestazionali. Per applicazioni altamente interattive, come i giochi per cellulari o per imprese che desiderano aver accesso a funzioni come le notifiche push, gps, accesso offline e via discorrendo, un approccio nativo è probabilmente l’opzione migliore. Altro vantaggio è l’interfaccia utente. Le app native corrono sul sistema operativo del dispositivo, il che significa che possono essere costruite per sfruttare al meglio le funzionalità di visualizzazione, con il risultato di ottenere un aspetto più integrato. Altro aspetto non marginale è la sicurezza, un punto di assoluto vantaggio per le app native.

 

App ibride
Nonostante i vantaggi di un’esperienza utente eccezionale e le elevate prestazioni che offrono le app native, nel lontano 2013 Gartner ha previsto che le applicazioni ibride sarebbero state utilizzate in oltre il 50% delle applicazioni mobili entro il 2016. Il più grande vantaggio di un’applicazione ibrida deriva dal suo costo ridotto per la costruzione e la gestione. Gli ibridi sono costruiti utilizzando HTML5, CSS e JavaScript, avvolte in uno strato di app nativa. Il risultato è che le applicazioni ibride godono della capacità di integrazione delle web app e sono in grado di sfruttare le funzionalità del dispositivo. Questo significa che le ibride possono applicare un aspetto coerente tra dispositivi e piattaforme, senza il costo o il tempo di dover scrivere codici separati per ogni dispositivo. Chiaramente potenzialmente più redditizie. La soluzione migliore dipenderà da ciò che si sta cercando di realizzare con la propria applicazione. Se si sta costruendo un app gioco o se si ha bisogno di un elevato livello di sicurezza, un’applicazione nativa può essere la scelta giusta. Per tutti gli altri casi, una buona ibrida pare, tuttavia, la scelta migliore.

Fake News Su Facebook, La Rivolta Dei Dipendenti

Il giro di notizie false sui social network è un problema. Lo è perché quasi il 45 per cento degli adulti statunitensi, tanto per citare un paese, affermano di informarsi costantemente (se non unicamente) sul più grande social network del mondo. La maggior parte delle grandi società di informazione hanno norme più o meno restrittive in materia di controllo delle fonti. Fuori da questo universo protetto navigano una miriadi di siti che raccolgono contenuti nel web e lo ripropongono senza alcun genere di controllo. Aggregatori di disinformazione. Tuttavia se Mark Zuckerberg ha valutato folle l’idea che Facebook possa in qualche modo aver aiutato Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca attraverso la diffusione di notizie false, i dipendenti del gruppo hanno invece preso molto seriamente l’idea che la piattaforma abbia influenzato la campagna elettorale, tanto da dar vita ad una task force segreta per affrontare la questione. “Non è un’idea folle. Quello che è folle è che lui abbia minimizzato la questione dal momento che lui sa, e noi sappiamo, che le notizie false hanno percorso in modo selvaggio la nostra piattaforma durante tutta la campagna elettorale”, rivela una fonte interna a Buzzfeed. Al momento gli incontri sono segreti, in modo da consentire ai membri del gruppo di parlare liberamente, senza il timore di essere ripresi dalla dirigenza. Obiettivo? Redigere una lista di raccomandazioni da sottoporre ai vertici aziendali. Speriamo Mark li ascolti.

Intrappolati Nei Social Network

Una recente indagine condotta su 4831 utenti di social network, condotta da Kaspersky Lab in 12 paesi, rivela che la stragrande maggioranza degli intervistati (78%) ha considerato l’idea di chiudere i propri profili social, ma ha scelto di rimanere. La ragione principale per smettere (il 39% degli intervistati) sembra essere un sentimento crescente tra gli utenti di star perdendo troppo tempo sui social network. Subito dopo (30%) un’avversione a farsi controllare dai giganti dell’IT. Tuttavia, le prime due motivazioni non risultano uniformi in tutti i paesi dove è stato condotto lo studio. Paesi come l’Italia e la Germania, ad esempio, sono più preoccupati della privacy che di oziare. Come si può facilmente immaginare la ragione principale per rimanere è stata: non perdere di vista amici e parenti (62%). La seconda, voler condividere i propri ricordi digitali on line (21%) ed accedere ad altri siti web (18%). Tuttavia proprio per non perdere i propri ricordi digitali Kaspersky Lab sta lavorando ad una soluzione: l’app FFForget consentirà di eseguire il backup di tutti i dati dai social network e l’archiviazione criptata per tenerli al sicuro, dando agli utenti la libertà di abbandonare i social in qualsiasi momento, senza perdere nulla. ”I social network possono essere un vantaggio o un pericolo. Crediamo che ogni persona abbia il diritto di decidere liberamente quale piattaforma usare o lasciare in ogni momento. La vera libertà digitale non deve comportare sacrifici. Vogliamo che gli utenti si sentano tranquilli e questo può avvenire se si ha sempre a disposizione una copia criptata di tutti i propri ricordi online”, ha dichiarato Morten Lehn, General Manager Italy Kaspersky Lab. “Con FFForget vogliamo creare una soluzione che aiuti gli utenti a non avere paura di perdere i propri ricordi a causa di violazioni degli account o attacchi hacker. Soprattutto, chi usa l’app potrebbe abbandonare tranquillamente i social network quando vuole, senza perdere la propria vita digitale”.